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Sopravvivenza alla crocifissione: le tradizioni su Gesù nell’Islam, nel Buddismo, nell’Induismo e nel Paganesimo

James W. Deardoff - Dicembre 1993 - Revisione marzo 1998

 

SOMMARIO:

INTRODUZIONE

IPOTESI DI RIANIMAZIONE

TENTATIVI DI RIDICOLIZZAZIONE

TRADIZIONI SUL VIAGGIO DI GESÙ DOPO LA CROCIFISSIONE

Gesù nell’Islam

Gesù nell’Induismo

Gesù nel Buddismo

Gesù nel paganesimo romano

SOMMARIO 

NOTE FINALI

 

INTRODUZIONE  

Il sepolcro vuoto il mattino di Pasqua e le successive apparizioni di Gesù ai discepoli e pochi altri, fornirono ad alcuni romanzieri, o agli studiosi, lo stimolo per approfondire la possibilità della sua sopravvivenza alla crocifissione. [1]

Questo incentivo venne favorito dalla mancanza di esempi documentati di risurrezione al di fuori di quello di Gesù, supposto prima da Paolo, e in seguito dalla Chiesa paleocristiana. Ignoto a molti, tuttavia, è il fatto che vari studiosi indipendenti abbiano postulato il fatto che Gesù sia sopravvissuto alla crocifissione per gli stessi motivi. Non è altrettanto ben noto quanto siano diffuse e credibili le tradizioni che indicano come Gesù, dopo essere sopravvissuto alla crocifissione, abbia viaggiato con pochi altri attraversando l’Anatolia e quindi a oriente verso l’India settentrionale e nella regione del Kashmir. Verranno qui sintetizzati e consolidati tutti questi argomenti cosicché i cristiani dalla mente aperta e che si pongono domande possano esplorare meglio le radici della loro fede e comprendere come le autorità cristiane abbiano scrupolosamente ignorato, soppresso e minimizzato nel corso dei secoli l’evidenza impensabile che avrebbe potuto ribaltare la loro fede.

 

IPOTESI DI RIANIMAZIONE

Sebbene i diversi racconti evangelici sulle apparizioni di Gesù ai suoi discepoli dopo la crocifissione contengano un gran numero di contraddizioni e discrepanze, ciò può essere comprensibile soltanto se gli autori del vangelo, in particolar modo il primo, ebbero la necessità di modificare un racconto originale sul Gesù, sopravvissuto alla crocifissione, in uno nel quale egli sarebbe apparso in una forma risorta. Le ipotesi dei vari studiosi muteranno poi in funzione dei diversi gradi di importanza attribuiti ai diversi racconti del vangelo, e in funzione dei loro rispettivi trascorsi religiosi.

Ahmadiyyas. Questa branca non ortodossa dell’Islam venne fondata nel XIX sec. Da Hazrat Mirza Ghulam Ahmad di Qadian, Pakistan. Il suo libro vecchio di un secolo, disponibile online, fornisce i fondamenti della loro prova e comprensione che Gesù è sopravvissuto alla crocifissione. Ad oggi, diverse centinaia di migliaia dei loro seguaci, si trovano a Londra, Berlino e Los Angeles, così come nel Pakistan. M.G. Ahmad studiò scrupolosamente le tradizioni che supportano il viaggio di Gesù attraverso l’Asia; questo ha spinto lui e alcuni discepoli studiosi a postulare come Gesù sia sopravvissuto alla crocifissione. In breve ipotizzano che Gesù sia svenuto sulla croce, che la lancia abbia mancato il cuore, che abbia ricevuto cure mediche quando era nel sepolcro e che abbia lasciato il sepolcro aiutato degli Esseni. [2] Queste sono supposizioni plausibili, eccetto che, com’è stato scoperto, che gli Esseni non erano coinvolti. Ciò che sta alla base di questa così come di altre ipotesi di sopravvivenza da discutere, è la cognizione del fatto che la morte per crocifissione era pensata per giungere lentamente – fino a diversi giorni, mentre si narra che Gesù venne deposto dalla croce quello stesso giorno e senza gambe spezzate. In aggiunta viene spesso fatto notare che Giuseppe Flavio scrisse di un caso in cui riconobbe tre prigionieri ebrei sottoposti a crocifissione e che tuttavia non erano ancora morti. Ottenne il permesso da Tito di deporli dalle croci e di somministrar loro aiuto; uno di loro sopravvisse. [3]La letteratura Ahmadiyya indica anche che la profezia del “segno d Giona” fatta da Gesù si adempirebbe meglio se fosse sopravvissuto alla sepoltura di tre giorni e tre notti, dato che Giona sopravvisse alla sua esperienza dalla pancia di un ”grande pesce”. Le supposizioni degli Ahmadiyya che gli Esseni furono coinvolti nella guarigione di Gesù, trae origine dalla loro assunzione che gli “angeli vestiti di bianco” in Giovanni 20,12 o gli uomini (o l’uomo) vestito di bianco in Luca 24,4 (o Matteo 28,3, Marco 16,5 o Giovanni 20,12) fossero Esseni a causa del credo che gli Esseni vestissero di bianco. Naturalmente questo non è coerente con le reazioni riportate dai testimoni che videro entità non umane vestite di abiti dal bianco abbagliante.

Karl Bahrdt, 1870 circa. Questo studioso ipotizzò che Gesù sarebbe sopravvissuto a una morte simulata grazie a Luca il medico che gli avrebbe somministrato dei farmaci in anticipo. Gesù sarebbe stato un esseno, così come lo sarebbe stato Giuseppe di Arimatea che lo rianimò. Al terzo giorno, quando Gesù si fece avanti, la sua apparizione scacciò le guardie facendole fuggire e visse in isolamento con gli Esseni. [4] Qui ci sarebbe da criticare– tutto, in effetti, eccetto la probabilità che Giuseppe di Arimatea fosse coinvolto nella guarigione di Gesù. [5]

Karl Venturini, 1800 circa. Venturini avanzò l’idea che Gesù fosse stato associato ad una società segreta che desiderava che egli diventasse un messia spirituale. Tuttavia non si aspettarono che sopravvisse alla crocifissione; uno di loro, vestito di bianco, udì alcuni lamenti dall’interno del sepolcro. Spaventò le guardie che fuggirono e recuperò Gesù che si fece forza con le sue energie residue per apparire ai suoi discepoli per poi ritirarsi definitivamente dalla vista. Questa versione appare persino più inverosimile di quella di Bahrdt.

Heinrich Paulus, 1828. Una versione più dettagliata venne ipotizzata da Paulus. Prima del terremoto menzionato in Matteo 27,51 densi fumi sarebbero stati appositamente rilasciati che causarono difficoltà respiratorie e far sembrare che Gesù fosse morto prematuramente sulla croce. In qualche modo Gesù sopravvisse nel sepolcro senza alcun aiuto. Similmente al postulato di Venturini, Paulus fece utilizzare a Gesù le sue energie residue nei giorni seguenti per poi sparire in una nube orografica dopo il suo incontro con i discepoli sulla montagna – l’ascensione. E comunque, anche qui, non mancano i problemi in questo scenario. [6] Il padre della teologia moderna, F.E.D. Schleiermacher, approvò una forma di questa ipotesi all’inizio del 1830. [7]

Ernest Brougham Docker, 1920. Egli propose che sulla croce Gesù cadde in uno stato di catalessi o di auto-ipnosi, il colpo di lancia sul fianco potrebbe non esserci stato e che dentro al sepolcro Gesù venne aiutato da Giuseppe e Nicodemo. Più tardi, il giardiniere in Giovanni 20,15 diede a Gesù dei vestiti puliti. [8]Docker era un giudice di un tribunale distrettuale oltre ad essere uno studioso del Nuovo Testamento. Egli offrì un’interessante discussione su come gli astanti alla crocifissione potessero aver erroneamente ritenuto che Gesù fosse morto, quando Giuseppe si rese conto del contrario. Questo scenario sembra più realistico dei precedenti, sebbene Giuseppe o Nicodemo avrebbero sicuramente potuto dargli i vestiti.

Robert Graves & Joshua Podro, 1957. Questi due studiosi indipendenti immaginarono come Gesù entrò in coma mentre era in croce con la punta della lancia che non riuscì a perforargli i polmoni. La fuoriuscita di “sangue e acqua” (Gv 19,43; Matteo 27,49b secondo i manoscritti di “B” e “Aleph”) indicò loro che Gesù non era morto, come sottolinearono anche gli Ahmadiyyas. Si suppone che al sepolcro una delle guardie sarebbe entrata nella tomba per rubare il prezioso unguento spalmato sul sudario nel quale venne avvolto Gesù. Trovandolo vivo, informò il loro sergente che liberò Gesù. Quella sera Gesù si rivelò ai discepoli, ma da quel momento in poi divenne un viandante e passando la vita a nascondersi. [9] Trovo questo scenario della guardia meno realistico di quello delle cure mediche somministrate in segreto nel sepolcro.

Il Talmud di Jmmanuel(TJ), 1978. Si tratta del documento scoperto nel 1963 e tradotto in buona parte nel 1974 dall’aramaico in tedesco e distrutto a giugno dello stesso anno a causa delle sue eresie nei confronti del cristianesimo e dell’ebraismo.  [10] A causa delle sue eresie, alla mancanza degli originali e alla sua associazione ad un contattista UFO, gli studiosi non possono prenderlo in esame seriamente e rimane loro fondamentalmente sconosciuto. In esso, Jmmanuel (Gesù) cade in uno stato di trance molto profondo sulla croce, probabilmente samadhi [11], e solamente Giuseppe di Arimatea nota che non è morto dopo il colpo di lancia. Nei suoi versi 30:49-51, il TJ afferma “avvenne che un soldato prese la propria lancia e trafisse Jmmanuel nella regione lombare per accertarsi che fosse morto. Dalla ferita uscì sangue misto ad acqua come quando una persona è morta o in stato di semi morte. Il soldato ritenne tuttavia che Jmmanuel fosse morto e informò gli altri.”) Dopo averlo avvolto e portato nella sua tomba, andò velocemente alla ricerca degli amici indù di Jmmanuel per cercare aiuto a causa delle loro conoscenze nella medicina e nelle erbe. Utilizzarono un secondo ingresso nel sepolcro, noto solo a Giuseppe, così da non destare sospetto soprattutto dopo che vennero poste delle guardie. Dopo tre giorni (non solo due) Jmmanuel riceve aiuto attraverso l’entrata segreta molto presto di mattina continuando così a riprendersi rapidamente. Non sviene spiegato come fosse stato in grado di riprendersi così rapidamente, possibilmente applicando le sue miracolose capacità di guarigione non solo agli altri, ma in misura considerevole anche su sé stesso. Durante gli incontri successivi con i suoi discepoli, li mise in guardia di non rivelare agli altri il segreto della sua sopravvivenza. Questo può benissimo essere storia, non ipotesi, ma per coloro che insistono che il TJ sia letteralmente una frode, si tratta dunque di un’ipotesi di un falsario ignoto.

 J.D.M. Derrett, 1982. Il prof. Derrett diede credito al fatto che Gesù fosse caduto in uno stato di incoscienza o di trance auto indotta ancora sulla croce, essendo ritenuto morto dagli astanti e dal soldato romano che lo trafisse al fianco. Preferì la verosimiglianza che il cuore e i polmoni non furono trafitti e assunse che Gesù si riprese da sé nella tomba. Basando altre supposizioni sul vangelo di Marco, dedusse che non venne posta nessuna guardia, ma piuttosto che quel giovane di Marco 16,5 (e forse di Marco 14,51) si mise a guardia di propria iniziativa. Vennero uditi dei rumori da dentro la tomba che probabilmente spinsero la guardia a controllare, trovando Gesù in cattive condizioni ma ancora vivo. Gesù avrebbe biascicato a questa guardia delle cose da riportare ai suoi discepoli, morendo non molto tempo dopo a causa delle ferite. I suoi discepoli avrebbero in seguito cremato il corpo dato che lo consideravano come l’agnello pasquale, destinato ad essere sacrificato. [12] Sono state formulate mezza dozzina di obiezioni a questa ipotesi. [13]

B. Thiering. Questo studioso ritiene che a Gesù venne somministrato del veleno di serpente ancora sulla croce facendogli perdere i sensi. Si riprese e venne aiutato dai suoi amici a scappare dalla tomba. Alla fine si stabilì a Roma [14] Non sono stato in grado di dare alcun credito alle sue affermazioni: raffigura tutto il ministero di Gesù come presentato nei vangeli e come essendo realmente successo nella zona del Mar Morto piuttosto che nella zona del Lago di Galilea inclusa l’industria della pesca. Ella considera quasi tutto dei vangeli come versione codificata di ciò che accadde veramente, il cui codice andrebbe decifrato con il metodo “pesher”. Questo suo metodo ricorre all’utilizzo frequente dei rotoli del Mar Morto nei quali interpreta il “prete maligno” come Gesù. Provo disappunto nell’aver dovuto liquidare il suo lavoro sommariamente come hanno fatto gli studiosi “mainstream”.

 

TENTATIVI DI RIDICOLIZZAZIONE

Le ipotesi referenti alla rianimazione furono nettamente rifiutate da David Friedrich Strauss fino al 1835 ponendo per circa un secolo un freno a ulteriori ipotesi del genere. La sua critica ridicolizzava ampiamente l’idea di un “mezzo-morto” che sgattaiolava fuori dalla tomba “debole e malato” e che, nonostante questo, fu ancora in grado di “vendersi ai suoi discepoli come conquistatore della morte e dei sepolcri”. [15] Presume che Gesù non ricevette alcuna cura medica nella tomba. Ad ogni modo, diverse delle ipotesi sulla sopravvivenza sostennero questa assistenza medica rivelandosi immuni alle obiezioni di Strauss. Tuttavia, quando necessario, il suo rifiuto viene talvolta utilizzato dagli studiosi odierni, come se si trattasse di argomenti pertinenti. Strauss fu il primo accademico a evidenziare la possibilità che, dopo la crocifissione, furono i suoi discepoli a inventare le apparizioni dato che desideravano così tanto il loro Signore. In tal modo egli scartò semplicemente tutte le testimonianze secondo le quali Gesù risorse dalla tomba e apparse fisicamente ai suoi discepoli, basandosi sulle contraddizioni presenti nei vari racconti, invece di studiare i motivi di tali contraddizioni. 

Un importante trattamento medico-teologico della crocifissione ha concluso che se Gesù non morì sulla croce, avrebbe sicuramente dovuto morire per il colpo di lancia. [16] Tuttavia, questa conclusione è stata basata in modo più evidente su analisi precedenti al 1980 sulla Sindone di Torino e sul presupposto che la Sindone fosse autentica. Anche gli Ahmadiyya utilizzarono la Sindone di Torino a sostegno della loro conclusione opposta, ma potrebbero indicare che il deflusso di "sangue e acqua" dal colpo di lancia supportava la tesi che Gesù non fosse morto, come per asfissia, prima di quell'azione. Sebbene gli autori di questo tentativo di smascheramento fossero cristiani e dovessero aver creduto nella realtà delle miracolose guarigioni di Gesù nei confronti dei lebbrosi, degli zoppi, dei ciechi, dei sordi e di altri afflitti, non si sono mai chiesti se il suo potere di guarigione spirituale non lo avesse potuto applicare sul suo stesso corpo.

In sintesi, se i componenti più logici dalle varie ipotesi di rianimazione vengono riassunti in maniera coerente, si nota che la storia presentata dal TJ possa emergere sopravvivendo ai tentativi di obiezione avanzati dai vari debunker. Questo è particolarmente vero se i poteri curativi di Gesù vennero applicati a sé stesso. A molti questo può sembrare più plausibile rispetto al concetto che vuole come totalmente inventate le storie dei vangeli sulle apparizioni di Gesù dopo la crocifissione e che la resurrezione fosse un concetto sostenibile. Da qui è ragionevole trattare in maniera seria le tradizioni che indicano come negli anni seguenti la crocifissione, Gesù e un piccolo gruppo viaggiarono per l’Anatolia e l’Asia occidentale. Alcune di queste tradizioni da presentare relative a Gesù-in-Asia vennero pseudo sbugiardate dallo studioso svedese Per Beskow. [17] Uno studio attento di un argomento, indica tuttavia che la sua tattica consisteva nell’ignorare le prove più pertinenti dell’evidenza, distorcere molto del resto, enfatizzare le irrilevanze, tentare di discreditare persone portatrici di informazioni di prima o seconda mano, e trattare in un altro modo l’evidenza, affrontandola a pezzettini piuttosto che nella sua interezza. [18] Beskow scartò le tradizioni di Gesù-in-Asia definendole essenzialmente leggende le cui fonti asiatiche “non avrebbero alcun peso”. [19] Questo sembra essere una soppressione culturale indotta dal suo impegno teologico, o dal timore che un’analisi seria della questione sarebbe parsa abominevole agli occhi dei colleghi occidentali.

 

LE TRADIZIONI DEI VIAGGI DI GESÙ  DOPO LA CROCIFISSIONE

Gesù nell’Islam.Alcuni storici islamici non hanno sentito il bisogno di sopprimere queste tradizioni, dato che per loro Gesù era solo un profeta mortale, sebbene uno molto importante. In aggiunta, l’Islam non crede generalmente nemmeno che Gesù abbia subito la crocifissione, ma che qualcuno lo abbia sostituito sulla croce. Lo storico persiano Mir Kawand cita un sito vicino a Damasco chiamato Maqam-Isa o Mayuam-i-isa che significa “il luogo dove visse Gesù”, secondo lo studioso indipendente Holger Kersten. [20] Kersten viaggiò attraverso l’Asia nel 1973-1974 visitando diverse biblioteche in cerca di queste tradizioni. Il Talmud Jmmanuel lo conferma indicando che Jmmanuel (alias Gesù) si recò a Damasco dopo l’incontro finale con i suoi discepoli, vivendo là in incognito per due anni. [21] Questo periodo comprende il lasso di tempo in cui Saulo (Paolo) visse la propria conversione sulla strada per Damasco, a sud ovest della città. [22] Tre di questi storici scrissero che Gesù, Maria e Tommaso (Giuda-Tommaso, presumibilmente) raggiunsero Nisibis (Nasibai) (NdT: l’odierna Nusaybin) vicino a Edessa, l’odierna Urfa (NdT Urfa è anche chiamata odierna Şanlıurfa) nel sud est della Turchia, appena a nord della Siria, dove Gesù predicò al re. Mir Muhammad bin Khawand Shah Ibn-i-Muhammad, anche noto come Mir Khawand bin Badshah, scrisse nel 1417 del viaggio di Gesù dall’area di Gerusalemme a Nisbis. Nel primo, Gesù e Maria si recano inizialmente in Siria; nell’ultimo loro con Tommaso hanno dei diverbi con il re di Nisibis. [23] Faqir Muhammad, attorno al 1830, tra le altre cose, scrisse che in uno di questi viaggi, Gesù e Maria viaggiarono a piedi, e che Gesù predicò al re di Nisibis. [24] Secondo Holger Kersten, la storia viene preceduta da questo re malato che chiese a Gesù di recarsi a curarlo. Gesù mandò avanti Tommaso che curò il re prima che egli giunse con il resto del gruppo. [25] Iman Abu Jaffar Muhammad bin Jarir at-Tabri scrisse nel 1880 sulla tradizione che Gesù e il suo gruppo dovettero lasciare velocemente Nisibis a causa dell’ostilità sorta nei loro confronti. [26] In alcuni scritti mussulmani ci si riferisce a Gesù con il nome di Yuz Asaf. Il significato e la derivazione del nome restano incerti. Alcuni ritengono che il significato di “Yuz” sia “Gesù” o “Leader/guida” mentre “Asaf” si riferisce a quelli che lui guarì dalla lebbra. Quindi un’interpretazione potrebbe essere che Yuz Asaf significa “leader di coloro che guarì dalla lebbra” [27] Un’interpretazione alternativa verrà fornita in un secondo momento. É comprensibile che nei suoi viaggi dopo la crocifissione Gesù si sarebbe mantenuto in incognito, in particolar modo nei primi anni in Anatolia e, quando fosse stato necessario, si sarebbe dato un nome diverso da quello con cui era noto in Palestina. In ogni caso vengono fornite ampie descrizioni che lasciano poco spazio al dubbio che l’uomo conosciuto come Yuz Asaf sia identificabile come Gesù – la sua stretta associazione con sua madre Maria e Tommaso è una tra queste. Nelle tradizioni iraniane riportate da Agaha Mustafai, si narra che Yuz Asaf giunse dall’occidente, predicò e molti credettero in lui. [28] E che i suoi insegnamenti fossero simili a quelli di Gesù. In ogni modo, se avesse insegnato la reincarnazione, [29] non ci si aspetterebbe che i suoi supposti insegnamenti su questo soggetto sarebbero stati portati avanti da scrittori mussulmani non più di quelli cristiani, dato che nemmeno l’Islam sposa il concetto di reincarnazione. 

Nell’Afganistan nord occidentale, con sede nella città di Herat, un esploratore del Sufismo, O. M. Burke, si imbatté in una setta di circa 1000 persone devote a Yuz Asaf, a loro noto anche come Isa, figlio di Maryam. [30]La loro tradizione sostiene anche che Isa, il profeta giunto da Israele dopo essere sfuggito alla croce, viaggiò in India per stabilirsi definitivamente in Kashmir. Era (di nuovo) considerato in possesso del potere di compiere miracoli. Il leader del tempo della setta (1976), Abba Yahiyya (Padre Giovanni), era in grado di recitare i nomi della successione dei leader e degli insegnanti a ritroso per quasi 60 generazioni fino a Yuz Asaf stesso, quando egli si fermò lì, lungo la via della seta. Benchè Burke si riferisse ai seguaci di questa setta come a dei cristiani, dato che veneravano Isa come il figlio di Dio, non potevano naturalmente venir considerati cristiani in qualsiasi senso ortodosso. Nel Santo Corano ci sono molti versi parlano di Gesù e spesso anche di Maria, ma trattano della natività o del suo ministero palestinese, o non contengono alcun contesto definito sia geografico che temporale. Una possibile eccezione, ad ogni modo, è la Sura 23:50 della quale la traduzione:

E facemmo un segno del figlio di Maria e di sua madre. Demmo loro rifugio su un colle tranquillo e irrigato.

Dato che Israele non è noto per avere colli rialzati con prati e sorgenti, questo verso suggerisce una collocazione diversa e, se era necessario un riparo, significa che stavano viaggiando. Nel Pakistan orientale, vicino al Kashmir, c’è ulteriore evidenza a supporto di queste tradizioni. Vi si può trovare la tomba di Maria su una collina proprio fuori un villaggio chiamato Murree o Mari. La tomba è chiamata Mai Mari da Asthan, che significa “l’ultimo luogo di riposo di madre Maria”. [31] La sua tomba è orientata est-ovest, come da tradizione ebraica, piuttosto che nord-sud secondo l’usanza islamica. Quindi ci sono evidenze che Maria sia giunta tanto lontano nei loro viaggi, e che avrebbe attraversato con Gesù quelle bellissime regioni settentrionali dell’Afganistan e del Pakistan, a sostegno del versetto del Corano che allude a tutto ciò. Ancora più ad est, nel Kashmir, vicino a Srinagar, si trova un monumento nella pietra: il trono di Salomone recante quattro iscrizioni, delle quali le ultime due sono le più interessanti, nonostante vennero mutilate in seguito alla conquista del Kashmir da parte di Sikh nel 1819. Vennero comunque descritte dal primo storico mussulmano del Kashmir, Mulla Nadiri, nel 1413. Una traduzione in inglese [NdT: qui tradotta dall’inglese, quindi in doppia traduzione] dal suo persiano recita:

In questo tempo Yuz Asaf proclamò il suo essere un profeta (NdT: da inglese: Prophetood).

Anno cinquanta e quattro (sotto il regno del Re Gopadatta) 

Lui è Gesù, profeta dei figli di Israele [32]

La datazione corretta e il significato dell’anno 54 non sono chiari. L’anno è stato stabilito da Kersten sotto il regno di Re Gopadatta nel 107 E.V. e nel 78 E.V. dal professor Fida Hassnain, direttore degli archivi e delle antichità del Kashmir. [33] Alcune tradizioni scritte e orali sostengono che dopo la morte Yuz Asaf venne sepolto nella parte vecchia di Srinagar, nel quartiere Anzimar in Khanjar (o Khaniyar). [34] La tradizione vuole che la tomba, sulla quale venne eretto un piccolo edificio molto tempo fa, sia stata perennemente sorvegliata da una successione di guardiani sin dal tempo della supposta sepoltura di Yuz Asaf. Sul pavimento accanto alla sua tomba Hassnain notò che si era accumulata molta cera di candela e che, dopo averla raschiata via accuratamente scorse in un in un angolo della lapide, un crocifisso e un rosario che erano stati incastonati da tempo. Inoltre, trovò due impronte scolpite nella pietra sotto la cera della candela e il fango con il segno di una cicatrice della crocifissione incisa dentro a ciascuna impronta. [35] Questo indica ulteriormente come Yuz Asaf era noto che fu stato Gesù Cristo. Ogni anno visitano la tomba centinaia di musulmani, cristiani, indù e buddisti (conosciuta come Rozabal, o la "tomba sacra") per rendere omaggio -- un esempio quasi unico di unità delle religioni del mondo. C'è tuttavia un rapporto che indica come Yuz Asaf fosse in realtà sepolto, non nel famoso sito tombale nella città vecchia di Srinagar, ma su un pendio di una collina non molto distante. Questo viene dal contattista UFO Eduard Meier, il co-scopritore ed editore del Talmud Jmmanuel, che a sua volta ha ricevette queste informazioni da uno dei suoi extraterrestri con i quali era in contatto. Quelli che hanno studiato questo documento e che si rendono conto della sua autenticità, potrebbero volerlo trattare con serietà. Nelle rovine della città indiana di Fatehpur Sikri, situata a circa 15 miglia a ovest di Agra, c'è un'interessante iscrizione su un muro. Venne posta sul portale di una moschea intorno al 1601 dall'imperatore Akbar il Grande, una sorta di convertito musulmano. L’iscrizione dice:

Così disse Gesù sul quale regni la pace! 

Il mondo è un ponte; passaci sopra ma non costruirci mai sopra la casa. [36]

Il significato sembra essere quello ricordare che la dimora permanente dello spirito umano non è di questo mondo, ma nella Consapevolezza Universale, o in Dio. Poiché il detto non è nei vangeli, è coerente con quanto detto da Yuz Asaf. La sua natura spirituale è del tutto coerente con il contenuto del libro Talmud Jmmanuel menzionato in precedenza. Una possibilità è che il versetto 42 del Vangelo di Tommaso si fondi su questo detto, poiché dice: "Diventate come passanti" o "Diventa, mentre passi". Si può ipotizzare che uno di quelli che accompagnarono Yuz Asaf, alias Gesù, nei suoi viaggi fosse un discepolo scrittore che continuò a documentare le esperienze e il ministero di Gesù fino alla sua stessa morte, dopo di che gli scritti cessarono o furono ripresi da un altro fino alla morte di Gesù. Se così fosse, Gesù potrebbe aver disposto che qualcuno portasse una copia degli scritti sulla Via della Seta fino all'area palestinese subito dopo la sua morte, dove alla fine venne custodita da chi compilò il Vangelo di Matteo. [37] Sarebbe quindi stata questa la fonte della quale il vescovo Papia venne a conoscenza e alla quale si riferiva come Logia, nonché il motivo per cui i vangeli vennero alla luce relativamente tardi. [38] Una leggenda a sostegno di questa speculazione ha origine da quanto menzionato da Eusebio, secondo il quale, il noto alessandrino, Panteno (tardo II sec.) riferì che durante il suo viaggio in India apprese che uno dei dodici apostoli aveva predicato in precedenza agli indiani in quella zona basandosi su una scrittura ebraica identificata come il Vangelo di Matteo. [39]Dato che i vangeli come vennero noti entro la metà del II sec. non erano stati creati mentre gli apostoli erano ancora in vita, questo suggerisce che le prediche riferite da Panteno vennero originate da una fonte in India antecedente a Matteo. Le prime parti di queste Logia sarebbero assomigliate al vangelo di Matteo. [40] Il primo scrittore musulmano noto per aver unito la tradizione che Gesù viaggiò in India in gioventù alla tradizione che, come Yuz Asaf, viaggiò nell'Asia sud-occidentale nella tarda metà del I secolo, fu lo storico del X secolo, Shaikh Al-Said. [41]

Gesù nell’Induismo. La letteratura indù nota come Bhavishya Maha Purana contiene una decina di versetti che indicano che Gesù era in India/Kashmir durante il regno del re Shalivahan, collocato tra il 39 e il 50 E.V. Si dice che il re incontrò Gesù in un luogo circa 10 miglia nord-est di Srinagar dove si trova una sorgente di zolfo. [42] Durante le domande del re su chi fosse, si dice che Gesù rispose che era Yusashaphat (interpretato come Yuz Asaf da K.N. Ahmad) e che era diventato noto come Isa Masih (Gesù il Messia). K.N. Ahmad colloca temporalmente le scritture di questi versi nel 115 E.V. Anche se i dettagli dei versetti possono indicare che fossero stati successivamente modificati, il loro tema di base – e cioè che il Gesù del cristianesimo era stato lì nel Kashmir - persiste. Un’affermazione molto più recente ad opera di Jawarhar Nehrun contenuta in una lettera del 1932 a sua figlia, Indira, afferma che “in tutta l’Asia centrale, nel Kashmir e Ladakh, nel Tibet e persino ancora più a nord, c’è una credenza molto forte che Gesù o Isa abbia viaggiato da quelle parti. Alcuni credono anche che visitò l’India.” [43] Questo testimonia la persistenza della tradizione orale.

Gesù nel Buddismo. È stato suggerito che nel Buddismo Mahayana il leggendario Bodhisattva Avalokitesvara si sia sviluppato dal fatto che Gesù fosse stato in Tibet e in India. [44] Per un motivo, si pensa che questo bodhisattva abbia raggiunto la sua prima forma nota (leggendaria) intorno al II o III secolo E.V. [45], tempistica appropriata per l'ipotesi. Per un altro motivo il libro del professor John Holt del Bowdoin College, Brunswick, Maine, suggerisce che le origini del culto di Avalokitesvara fossero nell'India nord-occidentale nel II secolo. [46] Sebbene Avalokitesvara sia menzionato nella scrittura buddista chiamata Sutra del Cuore, quella scrittura, secondo Holt (comunicazione personale), è un testo "prajnaparamita" risalente probabilmente al I o II secolo E.V. ed è quindi un po' più tardi delle più probabili origini di Avalokitesvara. Il nome stesso, tuttavia, potrebbe derivare da "avalokana", una mitizzazione astratta della visione compassionevole del mondo che il Buddha assunse subito dopo la sua esperienza di illuminazione. Per un altro motivo ancora, dato l'impatto che Gesù ebbe in appena un paio d'anni di ministero in Palestina, dovuto in gran parte alla sua capacità di far miracoli e di fare profezie, non sarebbe affatto sorprendente che il suo ministero durante molti anni di viaggi dopo la crocifissione fuori dalla Palestina con nomi diversi, possa anche aver ricevuto una certa attenzione, almeno nella tradizione orale. Il Bodhisattva Avalokitesvara è un candidato in tutto ciò poiché divenne il primo o il secondo in cima alla lista tra tutti i numerosi bodhisattva per importanza e grado di rispetto nonché di venerazione attribuitigli. [47] Nel pensiero buddista, si ritiene che i successivi Dalai Lama siano reincarnazioni di Avalokitesvara. Tuttavia, il motivo principale è che a volte viene raffigurato con un piccolo segno circolare sulla mano, che potrebbe rappresentare una cicatrice da crocifissione. [48] Un segno simile, solitamente interpretato come la ruota buddista della vita, viene menzionato in una scrittura del terzo secolo da rimanere impresso nella pianta dei suoi piedi. [49] La mitologizzazione di Avalokitesvara divenne così grande da venir addirittura considerato come creatore del mondo. [50] Questo è sorprendentemente simile a Gesù ritenuto parte della Trinità e che, con Dio, fu il Creatore sin dall'inizio. Se entrambe le storie della creazione sono considerate miti, non sorprenderebbe tuttavia che lo stesso uomo possa averle ispirate entrambe. Se Avalokitesvara fosse davvero un altro nome per Gesù, sarebbe un esempio di una leggenda ancora nota a pochi. Ma se all'epoca in cui il nome Avalokitesvara era noto ad alcuni buddisti per essere qualcosa di più di una semplice leggenda, è comprensibile che non volessero inimicarsi i cristiani enfatizzando che il buddismo lo chiamasse con lo stesso nome usato dal cristianesimo. Kersten avanzò l'idea che il nome Yuz Asaf possa effettivamente avere una derivazione buddista. Se Gesù si fosse definito un conoscitore della verità, o altri lo avessero riconosciuto come tale, allora in sanscrito questa frase sarebbe "bodhi sattva" o "budasaf", come suggerisce Kersten. [51] Egli ha sottolineato che in siriano, arabo e persiano, "Budasaf" si leggerebbe "Judasaf" o "Yudasaf", dato che le loro lettere J e B sono quasi identiche. Le ultime due parole sono abbastanza simili, da far supporre che questa etimologia potrebbe essere quella vera dietro "Yuz Asaf". La tradizione che Gesù, sotto qualsivoglia nome, ebbe permanenza nella regione del Kashmir per anni dopo la crocifissione, è nota ad alcuni dei lama. Nel 1922 Swami Abhedananda, un noto monaco e discepolo di Sri Ramakrishna del tempio Barahanagar, vicino a Calcutta, lo venne a sapere da un lama del monastero di Himis, Ladakh. [52] 

Gesù nel paganesimo romano . È naturale chiedersi se una leggenda simile che indicherebbe a ritroso Gesù come la sua fonte, potrebbe non esistere nel paganesimo romano. Esiste davvero una tale leggenda: l'uomo noto come Apollonio di Tiana, ma era più di una leggenda. Si suppone che sia nato intorno all'inizio dell'era cristiana e che sia morto nel 97 E.V. La sua vita è descritta in una biografia redatta a Roma dal filosofo greco Filostrato, intorno al 220 E.V. [53] Se le molte altre tradizioni che collettivamente indicano che Gesù abbia trascorso anni in viaggio dopo la crocifissione ottengono la verità, non sarebbe sorprendente che si sarebbe incontrato con un funzionario romano e dover dare quindi spiegazioni per motivi di sicurezza, utilizzando quindi uno pseudonimo. Un nome greco con sfumature pagane - Apollonio - gli avrebbe ovviamente reso più facile viaggiare nell'impero romano, in Anatolia e altrove. Nella sua biografia Filostrato attribuisce ad Apollonio gli stessi tipi di poteri che i Vangeli descrivono per Gesù: guarigione, scacciare gli spiriti e premonizione. Una delle sue guarigioni fu particolarmente suggestiva, dove riportò in vita una ragazza morta da poco, proprio come con la figlia di Giairo in Matteo 9,23-25. E a un certo punto Filostrato arrivò al punto di alludere al fatto che Apollonio sarebbe stato effettivamente vivo quando i suoi seguaci avrebbero invece pensato che fosse risorto dai morti. [54] I parallelismi tra la vita e il carattere di Apollonio e quelli di Gesù sono troppo numerosi per essere ignorati. Questa connessione tra Apollonio e Gesù non passò inosservata ai cristiani influenti. Eusebio lo sapeva e denunciò coloro che scrissero positivamente di questo Apollonio. [55] Fortunatamente, tuttavia, la biografia di Filostrato riuscì a sopravvivere, anche se non sopravvisse un libro ad essa antecedente su Apollonio. [56] Sembrerebbe che Filostrato si fosse preoccupato di fare in modo che nel suo libro qualsiasi collegamento tra Apollonio e Gesù sarebbe stato indiretto e non troppo evidente. Ad esempio, non menzionò Apollonio come residente o in viaggio verso la terra d'Israele. Si narra che nei suoi viaggi, Apollonio fosse accompagnato non solo dal suo principale compagno, Damis, ma da "due servitori che aveva ereditato": uno stenografo e l'altro un segretario. [57] Questi due potrebbero facilmente corrispondere rispettivamente al discepolo scrittore di Gesù e a sua madre. Damis corrisponderebbe quindi a Giuda-Tommaso, e possiamo notare una similitudine tra il nome greco di Tommaso "Didimo" e "Damis". Durante un viaggio Apollonio e il suo gruppo si recarono a Babilonia, dove il re si era ammalato. Apollonio se ne fa cura portandolo alla guarigione. [58] Questa storia ricorda in qualche modo il racconto di Faqir Muhhamad di Tommaso che curò il re di Nisibis, se si ammette che Filostrato abbia alterato la posizione geografica. Durante un viaggio più lungo verso est fino a Taxila (in Pakistan) si afferma che Apollonio e il suo gruppo si siano fermati presso il re Gondafare per diversi giorni. [59] Quella visita ricorda quella dello stesso re riportata negli Atti di Tommaso. [60] Tuttavia, Filostrato trovò molto da dire su Apollonio e Damis durante la loro permanenza, mentre negli Atti di Tommaso Gesù appare alla corte del re Gondafare solo fugacemente, come se il suo scrittore sapesse che se avesse scritto qualcosa di più, avrebbero preso di mira il suo documento gnostico per eliminarlo a beneficio dei difensori del cristianesimo. Gli analisti ebbero grandi difficoltà con la biografia di Apollonio nel cercare di determinare quali parti fossero effettivamente storiche e quali inventate. Ad ogni modo, Apollonio stesso fu effettivamente una figura storica:

(a) quattro libri di un Moeragne che non sopravvissero furono scritti su di lui e menzionati da Origene;

(b) Apollonio viene menzionato dal retore greco Luciano; 

(c) lo storico Cassio Dione lo cita due volte in contesti di figura reale. [61]

Proprio come e dove morì Apollonio di Tiana è lasciato nel vago da Filostrato. Non vi sono tombe o luoghi di sepoltura noti, nonostante la sua importanza storica, che è coerente con il suo nome come pseudonimo e/o il suo luogo di sepoltura è al di fuori dell'Impero Romano. C'è un sito internet di Apollonio interamente dedicato a quest'uomo e al problema che poneva al cristianesimo primitivo.

La tradizione raccontata da Ireneo. Oltre agli indizi nei Vangeli del sepolcro vuoto e delle apparizioni post-sepoltura coerenti con il fatto che Gesù ebbe in seguito un ampio ministero fuori dalla Palestina, c’è una tradizione coerente con tutto questo resa nota da un importante padre della Chiesa. Ireneo, che visse fino al 180 E.V. circa, e che fu un convinto distruttore di eresie, confermò tuttavia una tradizione secondo cui gli anziani della Chiesa che avevano una buona conoscenza del discepolo Giovanni in Asia affermarono che Gesù raggiunse la vecchiaia, oltre i 50 – dopo la crocifissione. [62] Il punto cruciale è: 

Compiuto il suo trentesimo anno soffrì, dato che era ancora giovane e che non ebbe affatto raggiunto l'età avanzata. Ora, che la prima fase della prima vita copre trent'anni, e che questa si inoltra fino al quarantesimo anno, tutti lo possono confermare; ma dal quarantesimo e dal cinquantesimo anno, un uomo comincia a declinare verso la vecchiaia, che caratterizzava nostro Signore quando adempiva ancora l'ufficio di maestro, come testimoniano il Vangelo e tutti gli anziani; ovvero quello che conversavano con Giovanni in Asia, il discepolo del Signore [affermando] che Giovanni trasmetteva loro tale dato di fatto.

E rimase tra loro fino al tempo di Traiano. Alcuni di loro, inoltre, videro non solo Giovanni, ma anche gli altri apostoli, e udirono lo stesso racconto sulla [validità] dell'affermazione. 

"L'affermazione" o "informazione" è evidentemente la dichiarazione che Gesù raggiunse la fase della vecchiaia e che in questo periodo stesse ancora insegnando, e che ormai non era più il giovane di 30 anni che subì la crocifissione (sofferenza). La clausola "come testimoniano perfino il Vangelo e tutti gli anziani" si legge come un'aggiunta di uno scriba che tenta di spiegare tutto in riferimento a Giovanni 8,56 il che stranamente implica che Gesù, durante il suo ministero palestinese, si stesse avvicinando ai 50 anni. Anche il paragrafo precedente, qui non riprodotto, si legge come un'aggiunta di uno scriba intesa a migliorare l'impatto dell'affermazione di cui sopra; parla di Gesù, durante il suo ministero, avendo ogni età, e assumendo l'età di ogni persona che lo ascoltava. Non si sa come Ireneo abbia accettato queste informazioni nella sua fede nella risurrezione. I redattori de I Padri di prima di Nicene l'hanno definita una "affermazione straordinaria", ma potevano solo implicare che Ireneo si fosse in qualche modo grossolanamente sbagliato. Dovrebbe essere chiaro che se l’affermazione avesse semplicemente implicato il fatto che Gesù fosse stato maestro per uno, due o tre anni fino al giorno della crocifissione, Ireneo non si sarebbe degnato di riportarlo dato che cosa nota già ai cristiani. La menzione di Asia nel rapporto si riferisce probabilmente all’Asia Minore o all’Anatolia.

 

SOMMARIO

Molte delle precedenti leggende e tradizioni potrebbero non essere familiari al lettore perché sono state sistematicamente ignorate e soppresse in Occidente. Tuttavia, se considerati come un insieme, emerge un'immagine molto coerente che cerca di dirci che il cristianesimo in una fase molto precoce fu indirizzato su una strada sbagliata, prima da Paolo e più tardi dalle prime Chiese che Paolo influenzò così pesantemente. La retta via, invece, ci dice molto di più di quanto sia stato straordinario quest'uomo, che oggi conosciamo come Gesù. Questo non è per dire che alcune parti di strane storie che si possono leggere su Gesù non siano finzioni, ma per dire che è necessaria una percezione olistica per separare il fatto probabile dalla probabile invenzione. Il costume di supporre che una qualsiasi tradizione sia falsa se contrasta con il proprio particolare impegno teologico, senza averla prima attentamente esaminata con mente veramente aperta e in maniera esauriente, non può essere tollerata nella vera sapienza o nella vera scienza.

 

NOTE FINALI

1. Si veda, ad esempio, Hugh J. Schonfield, The Passover Plot (Londra: Hutchinson, 1966); Donovan Joyce, The Jesus Scroll (Melbourne, Australia: Ferret Books, 1972); e Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, Holy Blood, Holy Grail (New York: Harper and Row, 1983) 357.

2. Vedi Khwaja Nazir Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, (Woking, England: Woking Muslim Mission & Literary Trust, 1952) 196-199. Vedi anche diversi articoli rilevanti in Truth about the Crucifixion (Londra: The London Mosque, 1978).

3. Vedi per esempio, David Friedrich Strauss, A New Life of Jesus, vol. 1, 2nd Ed. (London: Williams and Norgate, 1879) 410-411.

4. Vedi William Lane Craig, The Historical Argument for the Resurrection of Jesus during the Deist Controversy (Lewiston, NY: Edwin Mellen Press, 1985) 392-393.

5. James W. Deardorff, Jesus in India (Bethesda, MD, International Scholars Publications (University Press of America), 1994) 138-139.

6. Ibid.,140-141.

7. Craig, Historical Argument, 400. Vedi anche Karl Barth, The Theology of Schleiermacher, ed. D. Ritschl, trad. G. Bromiley (Grand Rapids, MI: Eerdmans, 1982) 101-102.

8. E. B. Docker, If Jesus Did Not Die on the Cross: A Study of the Evidence (Londra: Robert Scott, 1920), 20-21, 32-33, 49.

9. R. Graves e J. Podro, Jesus in Rome (London: Cassell & Co., 1957) 12-13. Gran parte del libro è dedicato alla possibilità che Gesù si sia recato a Roma dopo la crocifissione, che trovo sia basata solo su un'evidenza molto traballante.

10. Talmud Jmmanuel, ed. Eduard A. Meier (Schmidrüti, Svizzera: 1978). Vedi anche il presente sito web: http://www.tjresearch.info

11. Samadhi è uno stato di trance di meditazione la cui forma più profonda è dell'essere "fuori dal corpo". Secondo Janet Lee Mitchell, Out of Body Experiences: A Handbook (New York: Ballantine Books, 1981) l'esaurimento, una situazione pericolosa per la vita o l'intento propositivo di un professionista esperto possono indurlo. In questo stato, non si avverte alcun dolore inflitto al corpo, nemmeno da un colpo di lancia, e non sorprende che sia i soldati coinvolti nella crocifissione che gli astanti avrebbero erroneamente pensato che Jmmanuel fosse già morto. Anche uno dei vangeli indica che questo genere di cose può accadere (Mc 9,26): gli spettatori della guarigione da parte di Gesù del ragazzo parossistico lo credettero morto dopo che era diventato «come un cadavere», finché Gesù gli prese la mano. Il samadhi è conosciuto nell'induismo e nel buddismo e Gesù avrebbe probabilmente imparato come accedere a questo stato se gli "anni perduti" della sua giovinezza fossero stati trascorsi in India. Vedi Deardorff, Jesus in India, 101-134; ed Elizabeth Clare Prophet, The Lost Years of Jesus (Livingston, MT: Summit University Press, 1984). Il TJ indica brevemente che Jmmanuel (Gesù) fu stato effettivamente in India durante la sua gioventù, imparò molto dai Maestri di quei luoghi e acquisì molti amici indù durante o dopo il suo ritorno.

12. JDM Derrett, The Anastasis: The Resurrection of Jesus as an Historical Event (Shipston-on-Stour, Inghilterra: P. Drinkwater, 1982).

13. Deardorff, Jesus in India, 148

14. Barbara Thiering, Jesus and the Riddle of the Dead Sea Scrolls (San Francisco: Harper San Francisco, 1992), 116.

15. Strauss, New Life of Jesus, vol. 1, 412.

16. W. D. Edwards, Wesley J. Gabel, and Floyd E. Hosmer, "Sulla vita fisica di Gesù," J. American Medical Assn. 255 (1986) 1455-1463.

17. Per Beskow, Strange Tales about Jesus: A survey of Unfamiliar Gospels (Philadelphia: Fortress Press, 1985).

18. Deardorff, Jesus in India, 112-134.

19. Beskow, Strange Tales, 8.

20. Holger Kersten, Jesus Lived in India, transl. T. Woods-Czisch (Longmead, Shaftesbury, Dorset, England: Element Book, 1986) 177-178

21. The Talmud of Jmmanuel, Eduard Meier, ed. (Mill Spring, NC: Wild Flower Press, 2001) 237.

22. questo si ricollaga al link a http://www.tjresearch.info/paulconv.htm

23. Mir Khawand bin Badshah, Rauza-tus-Safa (The Gardens of Purity) (Bombay: reprinted in 1852) vol. 1 of 7, 132-136. Si veda anche la fonte secondaria: K. N. Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, 358, 404.

24. Jami-ut-Tawarikh, vol. 2 (1836) p. 81.

25. Kersten, Jesus Lived in India, 179. Questa storia potrebbe essere all'origine della leggenda della lettera di Gesù ad Abgarus, re di Edessa, noto ad Eusebio in EH.1.13

26. Abu Jaffar Muhammad bin Jarir at-Tabri, Tafsir Ibn-i-Jarir at-Tabri (Jami al Bayan fi Tafsir-ul-Qur'an) (Cairo: Kubr-ul-Mar'a Press, 1880) vol. 3, p. 197. Si veda inoltre K. N. Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, 359, 392.

27. K. N. Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, 359-360. Si veda anche Peter James, "Did Christ die in Kashmir?" Islamic Rev. 3 (Oct./Nov., 1983) 17.

28. Agha Mustafai, Ahwali Ahalian-i-Paras (Tehran:1868) 219. Si veda K. N. Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, 360, 404.

29. See Deardorff, Jesus in India, 22-35. Lì vengono presentate le prove che indicano che Gesù aveva effettivamente insegnato la reincarnazione, non la risurrezione.

30. Omar Michael Burke, Among the Dervishes (London: Octagon Press, 1976), 107.

31. Kersten, Jesus Lived in India, 186.

32. Mulla Nadiri, Tarikh-i-Kashmir (1413 manoscritto in possesso di Ghulam Mohy-ud-Din Wanchu, Srinagar) 69. Vedere K. N. Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, 369-370, 400.  "Figli d'Israele" qui si riferisce ai Bani-Israele, quei numerosi residenti del Kashmir, dell'India settentrionale e dell'Afghanistan le cui caratteristiche e cultura sembrano derivare da origini semitiche. Diversi ricercatori giungono alla conclusione che queste rappresentano parti delle dieci tribù perdute dell'antico Israele; ad esempio, vedi George Moore, The Lost Tribes (Londra: Longman Green, 1861). 

33. Kersten, Jesus Lived in India, 200; Fida Hassnain, A Search for the Historical Jesus (Bath, England: Gateway Books, 1994) 201-203.

34. Abu Muhammad Haji Mohyud-Din, Tarikh-i-Kabir-i-Kashmir (Amritsar, India: Suraj Parkash Press, 1903) 34-35. Si veda anche K. N. Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, 373-374, 399.

35. Kersten, Jesus Lived in India, 208-209; Hassnain, Search for the Historical Jesus 173-181.

36. Vincent A. Smith, Akbar the Great Mogul, 1542-1605 (Delhi: S. Chand, 1966) 200.

37. Ciò è coerente con la storia del TJ, nel quale si narra che il corriere dei documenti o dei rotoli fosse uno dei figli di Gesù. È anche coerente con la leggenda secondo cui Gesù alla fine sposò una donna indiana o del Kashmir che gli diede diversi figli, come menzionato da James, "Cristo morì nel Kashmir?" 17, e Hassnain, Alla ricerca del Gesù storico, 198.

38. Si veda Deardorff, The Problems of New Testament Gospel Origins (New York: Mellen Press, 1992) 9-22.

39. Eusebio, EH.5.10.2-4.

40. Il Talmud of Jmmanuel, o TJ, è evidentemente un candidato ad essere stato questi Logia.

41. Shaikh A-Said-us-Sadiq, Kamal-ud-Din (Iran:Syed-us-Sanad Press, 1782) 357-358. Vedere K. N. Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, 365-366.

42. Pandit Sutta, Bhavishya Maha Puranan, 3.3.17-31 (Bombay: Venkateshvaria Press, 1917) 282. Vedere anche Kersten, Jesus Lived in India, 195-196; and K. N. Ahmad, Jesus in Heaven on Earth, 369.

43. Jawarhar Lal Nehru, Glimpses of World History (New York: John Day Co., 1942), 84.

44. Kersten, Jesus Lived in India, 204.

45. John Blofield, Compassion Yoga (London: George Allen & Unwin, 1977) 22; Sir Monier Monier-Williams, Buddhism (London: John Murray, 1890) 195-196.

46. John Clifford Holt, Buddha in the Crown (New York: Oxford University Press, 1991) 53, 55.

47. Donald S. Lopez e Steven C. Rockefeller, a cura di, The Christ and the Bodhisattva (New York: State University of New York Press, 1987) 28-29.

48. Deardorff, Jesus in India, 260. Sebbene gli studiosi moderni suppongano che i romani sarebbero stati consapevoli della necessità di conficcare i chiodi della crocifissione nella parte inferiore del polso piuttosto che attraverso i palmi delle mani, così da sostenere meglio il corpo sulla croce, non abbiamo motivo di ritenere che le vittime in quella zona fossero state precedentemente crocifisse con le mani e i polsi (e piedi) legati piuttosto che inchiodati. Quindi, usando i chiodi per la prima volta in quella zona, i soldati romani avrebbero potuto benissimo aver mirato alle mani di Gesù, non ai polsi, non avendo una nozione migliore. In ogni caso, ai carnefici non era richiesto di provare umanità.

49. Holt, Buddha in the Crown, 35. See also Kersten, Jesus Lived in India, 204

50. Edward J. Thomas, The History of Buddhist Thought, 2nd Ed. (New York: Barnes & Noble, 1951) 190-191.

51. Kersten, Jesus Lived in India, 203-204.

52. Abhedananda, Swami Abhedananda's Journey into Kashmir and Tibet (Calcutta: Ramakrishna Vedanta Math, 1987; anche disponibile presso Vedanta Press, Hollywood, CA), 121.

53. Philostratus, Life of Apollonius, G. W. Bowersock, ed., C. P. Jones, trad. (Baltimore: Penguin Books, 1970).

54. Ibid., 197. Nel passaggio in questione, appare certo a Damis, il più stretto seguace di Apollonio, che il suo maestro sarebbe stato presto giustiziato da Nerone. Ma Apollonio ordinò a Damis :  "'Cammina lungo il mare dove si trova l'isola di Calipso, poichè lì apparirò davanti ai tuoi occhi". "Vivo," chiese Damis, "o come?" Apollonio rise e disse: 'Al mio modo di pensare, vivo, ma al tuo, risorto dai morti.'"

55. Eusebius, "Against Apollonius of Tyana by Philostratus," in The Life of Apollonius of Tyana, the Epistles of Apollonius and the Treatise of Eusebius, F. C. Conybeare, ed. (Cambridge, MA: Harvard University Press, 1912) vol. 2, 485-605.

56. Filostrato, Life of Apollonius, 13. Questo autore precedente, tardo II Sec., era Moeragne, che scrisse quattro libri su Apollonio, nessuno dei quali è giunto fino a noi.

57. Ibid., 44.

59. Ibid., 57-67.

60. Vedere Ante-Nicene Fathers, vol. 8, 541-542.

61. Filostrato, Life of Apollonius, 10-12.

62. Ireneo, Against Heresies, book. 2, capitolo 22, paragrafo 5, in Ante-Nicene Fathers, vol. 1, 392.

Traduzione: Davide Turla
Controllo: Enrico Freguja