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Vero simbolo di Pace

 

Il National Geographic afferma “siamo in 7 miliardi, la Terra scoppia”

La FIGU dice : “no, siamo molti di più e dobbiamo fare qualcosa”

Noi dell'associazione FIGU ci impegniamo da anni per sensibilizzare le persone su ciò che secondo noi è la madre di tutti i problemi dell'umanità, ovvero la sovrappopolazione umana del pianeta. Salvo sporadici casi, praticamene nessuno ha mai voluto parlare del problema, tantomeno affrontarlo. Le ragioni sono molteplici e investono svariati settori e aree di potere. Ricordandone alcune non possiamo far a meno di ripetere qui ciò che ci viene detto da anni “chi non fa figli non ha futuro”, “senza crescita l'economia crolla”, “andate e moltiplicatevi” arrivando poi a mere e malcelate motivazioni di natura geopolitica : peso internazionale politico maggiore, esercito più grande al fine di spostare gli equilibri verso la propria nazione sempre più popolata ecc. Basti guardare come la Cina o l'India vengono corteggiate economicamente da tutti quei paesi occidentali che chiudono gli occhi di fronte alle violazioni dei diritti umani. Se si considerano queste motivazioni da un punto di vista distaccato e neutro e con i dovuti ragionamenti privi di pregiudizi, non si potrà non giungere all'inevitabile conclusione che tutte queste motivazioni sono supportate da tutt'altro fuorché dal bene fondamentale dell'essere umano e da ciò di cui l'essere umano di base necessita per condurre una vita dignitosa : acqua da bere, cibo e quindi spazi coltivabili, spazio vitale e aria pulita. In barba a queste fondamentali ed innegabili necessità il profitto nonché il potere economico militare o religioso vengono posti come priorità assoluta a discapito di milioni e milioni di persone che moriranno di fame, di sete o che si ammaleranno a causa di veleni nell'aria, di malattie ed epidemie che sempre più oggi e nei giorni a venire si abbatteranno come uragani mortali che fanno il giro del mondo sempre più velocemente a cavallo del turismo di massa e di milioni di aerei che in poche ore attraversano il mondo. Oggi siamo tutti più stretti rispetto a 30 o 40 anni fa e quindi siamo tutti più a rischio di prenderci malattie che un tempo definivamo esotiche ma che oggi sono dietro l'angolo.

La popolazione della Terra è cresciuta vertiginosamente e senza sosta dal XVIII secolo in poi. I conteggi ufficiali parlano di circa 7 miliardi di persone, ma secondo le nostre informazioni sul nostro pianeta vivono (alle ore 24:00 del 31 dicembre 2010) ben 8.102.716.701 persone, ovvero 1,1 miliardi di persone in più dei calcoli ufficiali. Il calcolo effettuato dagli uffici competenti mondiali è erroneo ed il motivo è rintracciabile in quella non trascurabile quantità di persone che non risultano ufficialmente registrate. Si tratta di persone senza nome, senza una casa, si tratta di diseredati, di hobos, di abitanti delle favelas e di altri agglomerati urbani edificati e cresciuti a dismisura in maniera autonoma. Tra i non conteggiati vanno annoverati anche i clandestini, gli indigeni dell'Australia, della Nuova Guinea, del Sudamerica e di tutti coloro che nell'indifferenza dell'ufficialità vivono sulla strada o spostandosi di luogo in luogo.

Con il crescere della popolazione mondiale è aumentato anche il numero di tali persone invisibili e si è quindi ampliata la differenza tra il numero reale di quelli che effettivamente vivono nel mondo e di coloro ufficialmente censiti. Questo fatto di per sé dimostra l'ignoranza delle persone preposte al censimento della popolazione e la superficialità con cui sono stati condotti i conteggi ed i calcoli. Tale atteggiamento umilia tutte quelle persone non conteggiate in quanto è come dir loro “voi non esistete” oppure “voi non contate”. Questa grossolanità di calcolo indica anche quanta ignoranza vi sia nel disconoscere il problema della sovrappopolazione umana quale causa principale di tutti i mali che affliggono oggi più di ieri il nostro mondo. Se questi illustri burocrati ed i loro datori di lavoro si rendessero veramente conto del peso ambientale dell'umanità e dei mutamenti forzati indotti da questo peso immane di massa umana e valutassero quindi le conseguenze che i nostri figli e i loro figli dovranno sopportare, allora, con un poco di lungimiranza presterebbero maggior attenzione a tale fenomeno largamente sottovalutato.

Ma svariati governi così come alcune grandi religioni organizzate non solo non ritengono una popolazione numerosa una minaccia, bensì una risorsa e, per questo motivo, declamano bugiardamente i benefici di una società sempre più popolosa, di un peso politico sempre maggiore e di un futuro sempre più radioso per poter contar di più, per farsi sentire sulla scena internazionale o per avere maggior peso nei confronti delle dirette religioni concorrenti. Ma se tali individui fossero realmente persone al servizio del popolo, allora farebbero esattamente il contrario : spingerebbero affinché questa massa smisurata di gente, che il pianeta ormai non tollera più, venga ridotta naturalmente (non a mezzo di guerre, stermini, carestie o atti criminali di questo tipo) tramite l'introduzione di un controllo delle nascite ad una quantità normale e naturalmente sostenibile dal nostro pianeta affinché nessun abbia a patir la fame e proprio il benessere psichico e fisico delle persone sia posto al centro dei loro sforzi.

Ma oggi timidamente, e per forza di cose, si comincia a sussurrare che forse siamo in tanti, che forse il pianeta non ce la fa a mantenerci tutti e che forse, ma prima si deve scientificamente e autorevolmente provare, serve cominciare a parlarne. Contro questi timidi pionieri che si smarcano dal grande ed omogeneo flusso dell'uffici alità si abbattono gli anatemi di grandi capi religiosi, si scaricano le critiche di emeriti professori dai nomi e dai titoli altisonanti tutti ben consapevoli che la verità è solo questa : se vogliamo un futuro su questo pianeta dobbiamo senza indugio ridurre il numero degli abitanti fino alla soglia di 529 milioni di persone. La nostra associazione propone da decenni un metodo pratico e di semplice attuazione detto “metodo dei sette anni”.

 

Davide Turla, 23 gennaio 2011

FIGU-Landesgruppe Italia

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