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Fotografia nitida di un'astronave Plejaren che vola talmente bassa da sfiorare un albero
Immagine dell'Unico e Vero simbolo di Pace
Ufologia

Il salto nell'iperspazio

I Plejaren percorrono le distanze astronomiche con il metodo dei salti iperspaziali combinati.

Questo metodo:

  • inizia con un volo tradizionale in forma materiale-grezza (la materia così come noi la conosciamo) in uno spazio normale, fino al cosiddetto punto di trasmissione;

  • raggiunto tale punto ha luogo la trasmissione nell’iperspazio che finisce una volta rientrati in un punto opportunamente scelto dello spazio normale;
  • prosegue con il volo tradizionale nell'ultima parte per raggiungere la destinazione;

Un veicolo che pratichi questo metodo del salto iperspaziale necessita di due sistemi propulsivi totalmente differenti: uno normale per lo spazio normale e un’iperpropulsione per l'ingresso e l'attraversamento dell’iperspazio.

La propulsione normale serve durante le fasi iniziali e finali, dunque soltanto fuori dall’iperspazio, mentre l’iperpropulsione serve per il salto/ingresso nell’iperspazio e il suo attraversamento. L’accelerazione di un’astronave avviene in un primo momento con la propulsione normale nello spazio normale, precisamente fino al raggiungimento della velocità della luce, che, com’è noto è di 299.792.458 m/s o 299.792,458 km al secondo. Solo dopo aver quasi raggiunto tale velocità può essere avviata l’iperpropulsione.

All’inizio dei contatti di Billy con i Plejaren e per i primi anni, le propulsioni "normali" impiegate erano le cosiddette propulsioni antigravitazionali e fotoniche. Da allora ad oggi, queste tecnologie sono state superate. In quello stesso periodo, per l’iperpropulsione si usava la cosiddetta propulsione a tachioni o quella ad antimateria. Anche queste propulsioni hanno nel frattempo subito enormi sviluppi di cui purtroppo non siamo informati. Per quanto sappiamo, le ultime tecniche si basano sull’utilizzo degli elettroni, che sono inesauribili in tutto l’universo.3

Se viene attivata l’iperpropulsione, l’astronave balza praticamente di colpo a una velocità moltissime volte superiore a quella della luce, sfruttando questa spinta inimmaginabile per forare l’iperspazio e praticamente per entrare all’interno di esso. Durante l'ipersalto la velocità aumenta ancora e la costante della luce cresce milioni di volte (300 x 109 km/sec.), anzi migliaia di miliardi di volte (300 x 1015 km/sec).

Al momento tutto ciò è ancora completamente incomprensibile per gli esseri umani della Terra, soprattutto il modo in cui si riescono ottenere velocità così pazzesche, specialmente se raggiunte da uno stato di fermo o a partire dalla semplice velocità della luce. Per poter raggiungere queste velocità incredibili, i Plejaren utilizzano tra l’altro anche i cosiddetti acceleratori della materia che funzionano impiegando gli elettroni al fine di generare le energie necessarie.

Il metodo di trasporto e viaggio per mezzo dei salti iperspaziali si svolge come segue:

  1. innanzitutto l’astronave accelera fino alla velocità della luce; durante l’intero volo è attivo uno schermo protettivo universale, per mezzo del quale tutti gli agenti esterni pericolosi e non graditi sono tenuti lontani dall’astronave oppure resi innocui (vedi paragrafo "schermo protettivo universale");

  2. quando si è quasi raggiunta la velocità della luce, si attiva l’iperpropulsione, che spinge l’astronave a una velocità migliaia di miliardi di volte superiore a quella della luce per penetrare nell’iperspazio. Lo schermo protettivo universale viene rimosso automaticamente, da una parte tramite questa enorme accelerazione e dall’altra da tutti gli altri processi indispensabili che vengono messi in atto da macchinari, dispositivi, apparecchiature e strumenti elettronici. Si ottiene quindi una "dilatazione" infinita della massa dell’astronave e del suo contenuto, cosa che equivale a una completa smaterializzazione del veicolo e dell’equipaggio. In un milionesimo e miliardesimo di secondo, la materia-grezza viene trasformata materia-fine, cioè in pura energia, un pacchetto energetico che viene trasmesso al luogo di destinazione attraverso l’iperspazio (livello superiore rispetto allo spazio normale) in un tempo nullo, cioè senza nessuna perdita di tempo. Durante la rimaterializzazione, che avviene automaticamente una volta a destinazione praticamente nello stesso istante della smaterializzazione, il pacchetto energetico è di nuovo trasformato in uno stato di materia-grezza, come già spiegato in precedenza. In questa incredibile azione più che fulminea, l’equipaggio della navicella non si accorge di nulla durante questa smaterializzazione e rimaterializzazione e ovviamente nessun occupante subisce inconvenienti o danni;

  3. al termine della trasmissione iperspaziale, la navicella ormai rimaterializzata percorre il resto della strada che la separa dalla meta finale di nuovo nello spazio normale e in forma materiale-grezza.
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