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Analisi dei campioni di metallo

 

 

 

 

I risultati delle analisi sui metalli, come quelli sui suoni dell’astronave a fascio, vennero pubblicati dal Tenente Colonnello Wendelle C. Stevens nel suo primo rapporto di ricerca. Dato che tale rapporto da parecchi anni è completato, ai nostri lettori interessati non dovrebbe essere negata la conoscenza di questi dati alquanto tecnici.

Riportiamo alcuni estratti del rapporto del suo esperimento:


« Un piccolo campione di uno dei quattro stati del metallo, che era già stato esaminato sia dall’istituto di ricerca elvetico (EMPA) a Zurigo, sia dal Dott. Walter W. Walker (Tucson, Arizona/USA), fu mandato per un esame microscopico a Marcel Vogel. Il Dott. Vogel é un ricercatore senior in chimica e pioniere della tecnologia in luminescenza presso il laboratorio di ricerca IBM a San José, in California. É stato lui a sviluppare i cristalli liquidi, i nastri magnetici, i floppy disk ecc.a

Egli è un pioniere della comunicazione tra gli esseri umani e le piante e della ricerca sulla trasmissione energetica. È inoltre autore di libri e articoli su tali argomenti. Iniziò a lavorare su quel minuscolo frammento di metallo ricevuto dai Plejaren: un campione opaco d’argento al "secondo stato". Da questi esperimenti imparò molte cose che fino ad allora erano sconosciute nel vasto campo dell’analitica metallurgica.

Per prima cosa egli scoprì che la superficie del campione, ingrandito di 500 volte, dimostrava che era stato sottoposto ad una micro-lavorazione meccanica, probabilmente per mezzo di un laser. Osservando il campione attraverso la diffrazione ai raggi X per l’analisi degli elementi, scoprì una sedimentazione isolata di tulio (Tm, numero atomico 69, peso atomico 168,934), un raro elemento di transizione della serie del lantanio e inoltre renio (Re, numero atomico 75, peso atomico 186,2), un altro metallo raro. Nella tecnologia moderna terrestre, il tulio esiste generalmente solo in uno stato di transizione. Trovò inoltre tracce gassose di bromo e di argon legate al metallo.
Una parte del tulio accennò a una microtrasformazione. Degno di nota è il fatto che il tulio, osservando l’area con lo spettrometro, mostrò un picco in una sola banda, una seconda banda non esisteva.
Tutti gli elementi analizzati attraverso lo spettrometro avevano, nel loro spettro, bande mancanti che invece sarebbero dovute essere presenti se si fosse trattato di spettri atomici. Questo indica che gli elementi sono stati uniti tra di loro in un qualche modo che si differenzia fortemente dalla normale tecnologia terrestre. Le bande spettrografiche sono totalmente diverse per quello che viene considerato normalmente un isotopo.
Le bande mostravano una purezza elementare molto alta e non c’erano bande secondarie e nessun catalizzatore. Quasi tutti gli elementi esaminati mostrarono le stesse caratteristiche non terrestri. In sostanza si alludeva ad un processo di sintesi non elettrico a fusione fredda, perché erano assenti sia cenere, sia altri residui da fonti di calore. Un processo simile era sconosciuto finora qui sulla Terra. Per alluminio e argento elementari si riscontrò uno stato di purezza analogo. Un’altra caratteristica straordinaria di questi elementi fu il fatto che si staccarono in modo quasi perfetto e contemporaneo altri elementi più leggeri, che emergevano prima di essere stati studiati allo spettrografo. C’era la banda principale con un grado di purezza elevato e poi, senza banda secondaria e senza catalizzatore, c’era una curva assolutamente regolare di tutti gli elementi gas. Sembrava che il metallo desiderato fosse il risultato di una costruzione di densità atomica uniforme avvenuta particella per particella! L’esame di un settore non metallico del campione per mezzo della luce polarizzata, che si chiama doppia rifrazione, svelò strutture cristalline allineate a forma di spirale.

Facendo un ingrandimento di 2000 volte con il microscopio elettronico, si scoprì nettamente la forma ad esaedro dei cristalli. Un’immagine fotomicrografica dimostrò un’eccezionale limpidezza, vale a dire una eccezionale conducibilità degli elettroni. Di solito quando si trattava di cristalli con normale conducibilità come il quarzo, gli elettroni si sarebbero accumulati velocemente sulle punte dei cristalli, formando una carica spaziale e oscurando l’immagine. La conducibilità fu talmente efficace che le strutture subcristalline apparvero effettivamente all’interno del cristallo, cosa di cui non si è mai avuto notizia in precedenza. Il legame elettrico tra gli elementi basilari del cristallo era talmente efficace che attraverso la struttura cristallina del reticolo si poteva vedere chiaramente una costruzione a forma di spirale suddivisa regolarmente che dimostrava che si era verificato un contatto alle estremità delle subparticelle. Erano assenti bolle di gas. Se il campione fosse stato prodotto attraverso un processo di fusione a caldo, il quadro si sarebbe presentato completamente diverso e ci si poteva aspettare una maggiore miscela di elementi.

Abbiamo metalli estremamente puri in una parte del campione e cristalli non metallici ad altissima conducibilità da un’altra parte. La disposizione dei cristalli si fonda su una sostanza per ora non ancora identificabile. E ancora un’altra parte microscopica del campione era composta da argento puro, di nuovo senza linee secondarie e senza un indizio che facesse pensare ad un catalizzatore. L’argento era eccezionalmente conduttivo ed era completamente legato a una zona di alluminio puro, anch’esso molto conduttivo. Vennero inoltre trovati pure potassio, con un alto grado di purezza, come anche cloro e bromo allo stato puro. Un’analisi isodensitometrica svelò altre effettive "anomalie" nella densità e nelle curve variabili di densità che indicavano i gradienti della densità stessa.

Il Dott. Vogel accompagnato dal Dr. Richard F. Haines portò personalmente il campione, contenuto in una piccola busta di plastica, agli Ames Research Laboratories, dove si sarebbero eseguiti test ancora più approfonditi quando improvvisamente il campione di metallo sparì. Che l’esemplare da esaminare fosse stato messo fuori posto, o caduto nell’impacchettamento, era fuori discussione.
La traccia del contorno del campione era ancora ben visibile nella busta di plastica. Questo fatto appena accennato sarebbe stato ancora più inquietante se non avessimo avuto a che fare già con un’analoga sparizione tempo addietro in Svizzera con un pezzo di metallo in uno stato di sviluppo immediatamente successivo.
Le caratteristiche uniche che abbiamo trovato nell’analizzare questo campione, qui di seguito elencate, lo rendono esotico e danno indicazioni inequivocabili sulla sua origine non terrestre:

  1. stato di insolita purezza del metallo esaminato spettrograficamente;

  2. assenza di catalizzatore o linee secondarie spettrografiche;

  3. insolita quantità di tracce di elementi che vanno dai più pesanti a quelli più  leggeri gassosi lungo la scala della densità secondo una curva molto regolare senza fratture e senza interruzioni. Di nuovo queste linee indicano una uguale alta purezza per ogni elemento. Nessuno degli scienziati partecipanti ha mai visto una cosa del genere;

  4. motivi curiosi a chicco di grano molto regolari, con uno strato di chicchi orizzontali incastrati tra strati di chicchi verticali, e di nuovo questi incastrati tra chicchi orizzontali ecc. in una costruzione reticolare solida a 90°;

  5. una superficie metallica dava testimonianza di un taglio meccanico estremamente sottile, probabilmente addirittura da laser;

  6. una fusione di cristalli non metallici di rara struttura e di estremamente alta conducibilità degli elementi;

  7. la formazione da un’estremità all’altra dei motivi collegati nella costruzione reticolare e la disposizione a spirale o l’accatastarsi dei cristalli nella sostanza non metallica, era qualcosa di unico;

  8. un qualche genere di processo di sintesi a freddo non elettrolitico è stato definitivamente accertato;

  9. Ci sono prove a tale proposito che la sintesi si è verificata sottovuoto.

Questo pezzetto metallico sicuramente non aveva origini comuni e sicuramente non era stato fuso in un’officina e non era neanche un residuo trovato in qualche contenitore di rottami. La vera provenienza di questi pezzetti metallici potrebbe essere quella sostenuta dal nostro testimone. Allo stato attuale non siamo in grado di dare nessun’altra spiegazione.

Le indagini proseguono.»

 

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(estratto da "Contatto con i Plejaren - il fotoalbum")